M I S Z E L L E N

Résumé : Nel 1569, il celebre medico e filosofo forlivese Girolamo Mercuriale (1530–1606) pubblica a Venezia il trattato " De arte gymnastica " che dedica al suo illustre paziente e mecenate, il cardinale Alessandro Farnese (1520–1589). Nell'opera, in sei libri, egli intende spiegare diligentemente tutti i generi di esercizi ginnici antichi, così come i luoghi, i modi e tutte le altre cose pertinenti agli esercizi fisici. Egli precisa inoltre che è un'opera utile non ai soli medici ma a tutti quelli che vogliono conoscere l'antichità e conservare la salute del corpo. 1 L'opera ebbe un notevole successo, che ne rese necessaria una ristampa nel 1573, con dedica al suo successivo illustre paziente, l'imperatore Massimiliano II d'Asburgo. Oltre a raddoppiare il testo rispetto alla prima edizione, la nuova fu arricchita di ventidue illustrazioni, a complemento delle due piante di palestre già presenti nella prima (" palaestra cum peristylio quadrato " e " palaestra cum peristylio oblongo "). 2 Le immagini raffigurano i seguenti esercizi di ginnastica ed oggetti ad essi collegati: gli strigili, la vasca da bagno, il triclinio, il gioco della palla, la palla trigonale, la " saltatio pyrrhica " , i lottatori " pancratiasti " (in piedi e per terra), i cestanti ed i loro cesti, due tipi di " alteristi " , il discobolo (in due immagini), i funamboli, un esercizio di equilibrio su disco unto, la " vociferazione " , l' " oscella " ed il gioco del " trochus ". 3 L'autore della maggior parte dei disegni per le illustrazioni è Pirro Ligorio (1512–1583), in alcuni casi esplici-tamente citato da Mercuriale in termini elogiativi: nel passo relativo ai ginnasi, che l'antiquario dice aver visti " in vestigiis Hadriani imperatoris Tiburtinae villae " , Mercuriale lo qualifica come " antiquitatis totius peritissimus " ; più avanti egli è chiamato " maximae auctoritatis antiquarius " per la resa grafica della vasca da bagno (" lavacrum "). Le illustrazioni ligoriane del " De arte gymnastica " sono fondate, per la maggior parte, sull'attenta osservazione di diversi monumenti autentici; è il caso, ad esempio, della seconda delle due immagini di " triclinium " , la quale rappresenta una tipologia monumentale molto cara a Ligorio (fig. 1): " Quod accubitus in mensis apud veteres hunc in modum fieret, praeter allata scriptorum testimonia locupletissimam fidem unicuique facere possunt duae, quas infra ponendas curavimus, picturae, quarum alteram ad tripodem coenandi rem, ut plerumque solebant, Ligorius maximae auctoritatis antiquarius ex vetustis monumentis communicavit. " Troviamo, in effetti, nume-rosi disegni ligoriani, molto simili a quello pubblicato da Mercuriale, nella sua opera manoscritta intitolata " Le antichità romane " , come la " tabola " di marmo trovata nella via Appia, rappresentante genitori sdraiati con il loro " figliuolo " (fig. 2): " Dell'uso del triclinio, in più luoghi havemo parlato nelle nostre ricollette dell'antichità; del cui modo come in esso cenavano, si vede in questo ritratto di quella scoltura trovata nella via Appia in una tabola di marmo di mezzo rilievo, ove si vede padre e madre et figliuolo scumbere [sic] attavola, sul letto come usavano gli antichi nelle loro cene stare a tre per tre per letto. " 5 Un altro disegno, nella stessa opera, proviene, sempre secondo Ligorio, da un " intaglio […], il quale era in una corniola, la quale donai a m[esser] Gabriel Fa-erno " : " Demonstrano alcune memorie di sepulture che nei conviti mangiavano le porchette, come è in quel pilo nella piazza dell'hospitale in San Giovanni a Laterano et in altri monumenti dove sono triclini sculpiti. Facevano le tavole rotonde come anche alcuni usavano di fabricare i triclinij come fu quello ch'era nella Villa Hadriana Tiburtina. " 6 Altre testimonianze dell'interesse di Ligorio per il triclinio sono il trattato intitolato " Compilatione dell'antichi convivii detti symposii, di Pyrrho Ligorio patritio neapolitano et cittadino romano " conservato a Ferrara 7 , nonché una cinquantina di disegni di triclini contenuti nel taccuino di disegni appartenuto a Fulvio Orsini, il " Codex Ursinianus " (ora Vat. lat. 3439), in gran parte copiati dalle " Antichità romane " (figg. 3, 4). 8 In assenza di monumenti, Ligorio si baserà spesso sull'iconografia delle monete, raffigurate in grandissimo numero nella sua opera, per eseguire i suoi disegni di antichità. È il caso, nel trattato di ginnastica, dei " luctato-res " (fig. 5): l'antiquario aveva precisato a Mercuriale che la figura era tratta da monete siracusane: " Ut omnia melius in Syracusanorum nummis recognoscere possumus in quibus sic luctatores varios repraesentari indicavit nobis Ligorius. " 9 Si vede, infatti, nelle sue " Antichità romane " il disegno di una moneta siracusana raffigurante la coppia di lottatori che appare nell'incisione in secondo piano, mentre i lottatori in primo piano sono rappre-sentati su monete coniate ad Aspendos (fig. 6). 10 La fonte diretta dell'incisione dei " luctatores " pubblicata nel " De arte gymnastica " (fig. 5) è un disegno autografo di Ligorio conservato nell'archivio Borromeo (Stresa) che
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Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, Kunsthistorisches Institut, 2012
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Soumis le : jeudi 9 août 2018 - 19:57:30
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Ginette Vagenheim. M I S Z E L L E N. Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, Kunsthistorisches Institut, 2012. 〈hal-01829579〉

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