Borgese e la cittadinanza americana

Résumé : Spedendo la seconda lettera a Mussolini (18 ottobre 1934) in cui ribadisce con fermezza il suo rifiuto di prestare giuramento al fascismo, Borgese rompe definitivamente i ponti con l'Italia e la permanenza negli Stati-Uniti dello scrittore iniziata nel 1931 si trasforma in un esilio « ufficiale e irreparabile ». Negli anni successivi, sebbene egli nutra sentimenti ambivalenti nei confronti della società americana, Borgese è mosso da una strenua volontà di integrazione. Comincia così una nuova vita suggellata nel 1938 dal conseguimento della cittadinanza americana e nel 1939 dal matrimonio con Elisabeh Mann dopo il divorzio da Maria Freschi. Disposto a ripartire da zero, Borgese inizia una nuova carriera di scrittore in lingua inglese che raggiunge l'apice con la pubblicazione del Goliath nel 1937. Membro particolarmente attivo ed influente del circolo della Mazzini Society dalla sua fondazione alla fine degli anni Trenta, trova nel circolo degli esuli antifascisti il contesto propizio per l'approfondimento del proprio pensiero politico di matrice democratica ed europeista; scoppiata la guerra, il suo pensiero evolve, specie dopo l'entrata in guerra degli Stati-Uniti da lui auspicata, verso una concezione mondialista. Tuttavia, se Borgese considera l'Europa una realtà troppo ristretta negli anni 40 (« Bisogna pensare o al mondo o a niente »), non dubita che l'Italia abbia vocazione a giocare un ruolo centrale nella ricostruzione che si prospetta dopo la conflagrazione mondiale. Convinto che la condizione di cittadino italoamericano lo ponga in una situazione privilegiata per rifondare l'internazionalismo mazziniano su nuove basi, Borgese cerca di coinvolgere nel progetto mondialista non solo italiani ed italoamericani ma anche americani « italianizzati », cioé suscettibili di identificarsi con le aspirazioni internazionaliste di matrice mazziniana e di aderire alla « causa comune ». Presto deluso dal modo in cui gli Alleati conducono la guerra e si comportano nei confronti delle potenze sconfitte, Borgese tenta di richiamare l'America imperialista ai valori universalistici che dovrebbero fondare il suo primato tra le nazioni. Nel dopoguerra, dopo la fallimentare impresa del Committe to Frame a World Costitution arenatasi nel contesto della guerra fredda, subentra all'iniziale immedesimarsi nella parte dell'american citizen un senso di sfiducia nei confronti della patria di elezione che ha deluso le sue aspettative e viene meno in lui il desiderio di prolungare la sua permanenza negli Stati Uniti. Borgese è un soggetto diviso: da una parte, soffre di sentirsi ancora considerato « allogeno » in America, dall'altra, indubbiamente ormai americanizzato, si sente spaesato al suo ritorno in Italia e stenta a riambientarsi dopo diciott'anni di assenza. Tuttavia è lì, nel paese dov'è nato, che intende finire i suoi giorni. Nei suoi ultimi scritti egli non si definisce più italoamericano ma italiano a tutti gli effetti e s'impegna a difendere, contro i pregiudizi di cui è vittima, l'onore della « veneranda Italia ».
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Chapitre d'ouvrage
de Seta Ilaria; Gentili Sandro. Borgese e la diaspora intellettuale europea negli stati uniti, Franco Cesati Editore, pp.29-49, 2016, Quaderni della Rassegna, 978-88-7667-572-0
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Contributeur : Nicolas Bonnet <>
Soumis le : mercredi 23 novembre 2016 - 10:26:01
Dernière modification le : vendredi 8 juin 2018 - 14:50:13

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Nicolas Bonnet. Borgese e la cittadinanza americana. de Seta Ilaria; Gentili Sandro. Borgese e la diaspora intellettuale europea negli stati uniti, Franco Cesati Editore, pp.29-49, 2016, Quaderni della Rassegna, 978-88-7667-572-0. 〈halshs-01401298〉

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