| Il saggio offre un punto degli studi recenti sullo statuto della metafora nella cultura medievale intorno alla questione fondamentale del riconoscimento, o meno, da parte degli autori medievali, del valore cognitivo dei dispositivi metaforici. Dopo aver tratteggiato il metaphoric turn caratteristico della ricerca del secondo Novecento, ciò che rende ragione dell'interrogativo rivolto al medioevo, l'autrice si sofferma su un lungo saggio di Umberto Eco, su più contributi all'analisi della metafora nella letteratura medievale, e in particolare nella dantistica, così come sugli studi sviluppati in altri ambiti disciplinari, come nella storia delle dottrine politiche medievali. In conclusione, il confronto tra la posizione tomista e il "panmetaforismo" di un Boncompagno da Signa valorizza la molteplicità dei punti di vista del XIII secolo e invita a considerare il loro dividersi in merito allo statuto della metafora in relazione alla formalizzazione del discorso teologico scolastico. |